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Il Castello Ursino

Il Castello fu costruito su un altopiano circondato dal mare tra il 1239 e il 1250 per volere di Federico II.

Qui abitarono gli Aragona durante il quattordicesimo secolo.


Verso la metà del Settecento venne circondato da imponenti mura a scopo difensivo e in seguito modificato nella parte meridionale secondo l'impronta rinascimentale.

Foto © Luigi Nifosì Veduta aerea del Castello Ursino

La costruzione fu notevolmente danneggiata dall'eruzione del 1669 e successivamente anche dai terremoti del 1693 e del 1818.

Questo portò a ulteriori ed imponenti restauri: il Castello nel 1837 venne trasformato in prigione.

L'edificio si presenta a pianta quadrata con un torrione di 30 metri ad ogni angolo e con delle torri semicilindriche situate a metà di ciascun lato.

L'ingresso si apre ad arco acuto sul prospetto, sovrastato dallo stemma degli Svevi, un'aquila che artiglia una lepre.

Foto © Affinità Elettive Il Castello Ursino

Percorrendo il perimetro del Castello, si possono ammirare i fossati rimasti ancora intatti, la base a scarpa delle torri e le finestre rinascimentali del lato sud.

In buono stato di conservazione sono gli interni dove sono conservate opere di notevole interesse artistico.

Tra queste, degne di menzione sono innanzitutto le strutture portanti delle varie sale, ornate da eleganti volte a costoloni, da pregiati capitelli intarsiati e grandi archi ogivali.

Foto © Affinità Elettive Il Castello Ursino

Non da meno sono le decorazioni che caratterizzano le numerose stanze rifinendole nei particolari.

Di ottima fattura sono le statue, tra cui si può ammirare: Afrodite di stampo ellenistico, Il Torso di Eracle risalente al quarto secolo a.C., I Gladiatori rilievo romano su lava.

Molto suggestivo risulta il mosaico a colori, realizzato sul pavimento e raffigurante simbolicamente i mesi di Gennaio e Marzo.

Molto interessanti sono anche i diversi dipinti che ornano gran parte delle pareti. Degni di particolare attenzione sono La Predica ad opera di Agostino Salinas (1862), la Madonna col Bambino riconducibile a Lorenzo di Credi e L'Addio di Francesco Paolo Michetti (1851-1929).

Sono da segnalare infine la pregiata collezione di avori risalente al diciottesimo secolo e la rara collezione di bronzi databili tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo.

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