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La provincia di Catania

San Pietro Clarenza

Santa Maria delle Grazie
Foto © A.p.t. Catania
 

San Pietro Clarenza (C.A.P. 95030) dista 208 Km. da Agrigento, 142 Km. da Caltanissetta, 13 Km. da Catania, alla cui provincia appartiene, 142 Km. da Enna, 92 Km. da Messina, 254 Km. da Palermo, 120 Km. da Ragusa, 74 Km. da Siracusa, 253 Km. da Trapani.

Foto © Zimbone Antonio
Fontana nella piazza principale

Il comune conta 5.347 abitanti e ha una superficie di 641 ettari per una densità abitativa di 834 abitanti per chilometro quadrato.

Sorge in una zona litoranea collinare, posta a 463 metri sopra il livello del mare.

Il municipio è sito in via Rimembranze, tel. 0955-20890 fax. 0955-22291.

L'attività locale è prevalentemente agricola, con una ricca produzione di agrumi, uva, fichidindia.

Nel settore dell'artigianato sono significativi i ricami fatti a mano.

Sul territorio sono numerose anche le aziende enologiche e olearie.

Il nome deriva dal culto che gli abitanti avevano per San Pietro e dal nome della famiglia dei Clarenza.

Il primo nucleo abitato fu proprietà del signore Giovanni Andrea Massa e in seguito del signore Antonio Reitano che ne diventò Principe nel 1648.

Il paese subì due grandi calamità naturali: l'eruzione del 1669 e il terremoto del 1693, che lo distrussero totalmente.

Foto © A.p.t. Catania La Chiesa di San Gaetano

Rinacque successivamente col solo nome di San Pietro, modificato poi in San Pietro Clarenza coll'acquisto del paese, nel 1779, da parte del nobile Giuseppe Marino Clarenza.

Nel settore dei monumenti rilevanti sono i caratteristici Palazzi Signorili, edificati nel XVIII secolo, la Chiesa Santa Maria delle Grazie e le costruzioni urbane, che presentano degli aspetti architettonici di stile tardo-barocco.

Originaria del luogo è la famiglia dei Comes, tra cui ricordiamo il famoso naturalista Salvatore (1880-1954) che insegnò Zoologia all'Università di Palermo e il letterato Salvatore (1912-1973) che fu Direttore Generale dell'Istruzione Universitaria in Italia e autore di saggi critici su Ada Negri, su Enrico Onufrio e sulla "Letteratura Garibaldina".