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La provincia di Messina

Acquedolci

Acquedolci
Foto © 2000 Edas
 

Acquedolci (C.A.P. 98070) dista 224 Km. da Agrigento, 152 Km. da Caltanissetta, 124 Km. da Catania, 116 Km. da Enna, 127 Km. da Messina, alla cui provincia appartiene, 132 Km. da Palermo, 228 Km. da Ragusa, 182 Km. da Siracusa, 239 Km. da Trapani.

Il comune conta 5.308 abitanti e ha una superficie di 1.296 ettari per una densità abitativa di 410 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona litoranea pianeggiante, posta a 15 metri sopra il livello del mare.

Foto © 2003 A.A.P.I.T. Messina
La Chiesa Madre

Il municipio è sito in piazza Municipio, tel. 0941-726110 fax. 0941-727609.

Le attività economiche prevalenti sono l'agricoltura e l'artigianato. I prodotti maggiomente coltivati sono i cereali, le olive e gli agrumi. I manufatti tipici sono in legno, ferro e marmo.

Il nome deriva probabilmente dalle sorgenti d'acqua dolce presenti nel suo territorio.

Dai resti archeologici rinvenuti nei pressi del paese, si sa che le prime testimonianze della presenza umana sul territorio risalgono al periodo Paleolitico.

Si attesta inoltre nel '400 la presenza di una tonnara, di un trappeto per la lavorazione dello zucchero e di una torre. Il centro abitato sorse nel 1922, in seguito alla frana che colpì la città di San Fratello.

Questo disastroso evento costrinse la maggior parte della popolazione a trasferirsi nel borgo denominato "la Marina" in ricoveri di fortuna.

Il Governo accertatosi della calamità promulgò un legge che prevedeva la ricostruzione dell'abitato di San Fratello in altro luogo, identificato nella frazione "Acquedolci".

Foto © 2003 A.A.P.I.T. Messina
Particolare del verde di Acquedolci

In pochi anni ad Acquedolci si costruirono gli alloggi popolari, i "padiglioni", l'ufficio postale, il plesso scolastico, il Municipio, la Chiesa Madre, il cimitero ed un'ottima rete idrica e fognaria. La crescita demografica e il definirsi di una cultura locale, fecero in seguito reclamare l'autonomia ottenuta il 12 novembre 1969.

La Chiesa Madre aperta al culto 1929, ha uno stile neoclassico. Al suo interno a tre navate, si può ammirare il pregevole altare ricco di intagli in legno pregiato con bassorilievi raffiguranti i quattro Vangeli e la statua in cartapesta dell'Addolorata.

Di particolare rilevanza architettonica sono i ruderi di un vecchio castello, la chiesa Parrocchiale e la chiesetta di S. Giacomo.

Il castello fu edificato tra il sec. XVII e il sec. XVIII dai principi di Palagonia. La torre fatta costruire dai Larcan De Soto fece parte del complesso di torri d'avvistamento fatte edificare da Carlo V, nel XVI sec., per la difesa delle coste siciliane. La torre finì per costituire la parte importante del castello.

Importanti sono inoltre le zone archeologiche di Pizzo Castellaro, che conservano resti del Paleolitico superiore.