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La provincia di Messina

Capizzi

Particolare di una chiesa di Caprizzi
Foto © A.A.P.I.T. Messina
 

Capizzi (C.A.P. 98031) dista 184 Km. da Agrigento, 112 Km. da Caltanissetta, 97 Km. da Catania, 71 Km. da Enna, 167 Km. da Messina, alla cui provincia appartiene, 157 Km. da Palermo, 194 Km. da Ragusa, 155 Km. da Siracusa, 256 Km. da Trapani.

Foto © Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Patti Chiesa Madre Interno

Il comune conta 3.688 abitanti e ha una superficie di 6.990 ettari per una densità abitativa di 53 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona montuosa, posta a 1146 metri sopra il livello del mare.

Il municipio è sito in piazza Umberto I, tel. 0935-930011 fax. 0935-933395.

Le attività economiche principali sono l'agricoltura e l'allevamento. Le colture prevalenti sono ciliegie, castagne, mandorle e grano.

Gli allevamenti presenti sono quelli di bovini e ovini. Sono inoltre molto buoni i formaggi tipici del luogo.

Il nome del paese deriva dal latino Capitium, che significa falco. La prima attestazione dell'esistenza della cittadina è di Cicerone e risale quindi al periodo romano.

Nel corso dei secoli fu conquistata dagli Arabi, dai Normanni e dagli Svevi. Durante la dominazione di questi ultimi, fu governata prima dagli Antiochia e poi da Blasco di Alagona.

Foto © Maria Giacoma Mancuso Fuoco Pittore Antonino Mancuso Fuoco: foto di una sua tela

Successivamente fu possesso di altre famiglie di feudatari: dei Polizzi fino al sec. XVI, degli Spadafora e dei Di Ballo.

Riscattato dai cittadini, il borgo appartenne al demanio fino al 1682, quando fu acquistato dal Marchese Lancellotto Castelli, della cui famiglia fu possesso per diverso tempo.

Tra i monumenti più importanti annoveriamo la Chiesa Madre e la Chiesa di S. Giacomo.

È interessante sapere che nelle vicine contrade di Acqua Santa e di Acqua Canne esistono delle fontane le cui acque sono note per dei loro presunti effetti miracolosi.

Tra i personaggi illustri originari del luogo ricordiamo il pittore Antonino Mancuso Fuoco, (1921-1996), la cui produzione rispecchia luoghi, piante, animali ed attività tipici dell’area dei Nebrodi.

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