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La città di Lipari

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La Cattedrale

La Cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, venne eretta dal conte Ruggero, il quale ne fece donazione a frate Ambrogio, nominato primo abate di tutte le isole Eolie. Tale donazione venne confermata da Ruggero II nel 1134.

Nel 1544 i turchi di Ariadeno Barbarossa saccheggiarono e incendiarono la città di Lipari dando alle fiamme anche la Cattedrale.

L'unica testimonianza della costruzione originale è data da una serie di capitelli del chiostro, i quali si distinguono in due gruppi: il primo presenta un ornato vario di tipo fogliaceo-geometrico; il secondo gruppo soggetti figurati di valore simbolico-religioso con tipologie decorative costituite prevalentemente da immagini di animali.

L'interno, barocco a pianta basilicale, è diviso in tre navate, le quali presentano affreschi raffiguranti storie del Vecchio Testamento.

Foto © Luigi Nifosì 

La Cattedrale

Le cinquecentesche opere superstiti sono collocabili nell'ambito della pittura manieristica che diramandosi dalla corrente tosco-romana si congiunge con i coevi fenomeni napoletani e siciliani.

Tra queste opere, notevole è la tela di S. Caterina d'Alessandria: la Santa, rappresentata a figura intera con gli angeli reggicorona, è strutturata in un rigido e arcaico schematismo di matrice popolare e devozionale.

Nel braccio sinistro del transetto si trova la tavola raffigurante la Madonna del Rosario del primo Seicento. Sull'altare dedicato a San Bartolomeo è sita una statua d'argento del santo risalente al 1728.

La mensa è composta da un paliotto centrale ligneo dipinto come finto marmo in rosso e verde. In rilievo due stemmi dorati e motivi floreali.

Foto © Luigi Nifosì 

Il Chiostro della Cattedrale

Ai lati del paliotto, i due pilastri esterni sono decorati a tarsie con motivi geometrici e fitomorfi e due grandi stemmi vescovili.

L'altare è databile al diciottesimo secolo per la ricchezza del tessuto cromatico, legato alla tradizione dei marmorari messinesi e palermitani del '600 e del primo '700.

Nelle formelle a tarsie ritornano i motivi della grande pittura settecentesca nelle invenzioni di delicati accordi cromatici creati da una tecnica raffinata.

Nelle colonne sembrano ripresi i motivi decorativi dell'Oratorio della Pace del 1790, distrutto nel 1908.

Opere come questa rivelano la presenza e la circolazione nei cantieri di progetti e disegni molto diffusi in Sicilia e ben noti, come quelli di altissima qualità di Giacomo Amato (1643-1714) o di Nicolò Palma (XVIII secolo).

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